Verso Portu Pedrosu

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Non si sente più nulla, ci siamo lasciati alle spalle il chiasso ed il turbino di gente e mezzi della città; solo il tergicristallo che manda via ritmicamente le spordiche gocce che scendono dalle nuovole basse, quasi come un metronomo delle nostre emozioni, di tanto in tanto il vapore acqueo si dirada un poco e la piana del Golgo esplode davanti ai nostri occhi per essere subito rapita al nostro sguardo da un altra nuvola.

Il motore del nostro Defender ci spinge stancamente verso cuile duspiggius e punta Giradali.. è tanto che non cammino sui calcari del supramonte.

Apro il finestrino: l’aria mattutina e la pioggia fine ci fà assaporare un crogiuolo di mille profumi; inspiro profondamente…solo un profumo li riassume tutti: quello della nostra isola, della nostra Sardegna.

Mi giro a guardare i miei compagni di fine settimana..ognuno con lo sguardo perso fuori dal finestrino ognuno con i propri pensieri ma tutti con la stessa voglia di poggiare i propri scarponi sui campi solcati.

Con un leggero stridere di freni il fuoristrada si ferma nei pressi dell’attacco del sentierio, il motore con un’ultimo rantolo si spegne; rimaniamo in silenzio aspettando che cessi il battacchiare della pioggia sopra le nostre teste.
Non appena la pioggia diminuisce scendiamo e nel giro di un quarto d’ora stiamo camminando in mezzo alle nuvole sotto la pioggia che ormai è diventata una nostra fedele compagna di viaggio.
Scendiamo verso il mare, 400 metri sotto di noi, tra campi solcati, sentieri: di capre e vecchi pastori.

Quando la discesa diventa meno ripida e la vegetazione si fa più alta fà la sua comparsa un ovile, non presente sulle carte, antica dimora dove uomini ormai estinti trovavano riparo per loro stessi ed il bestiame. Ci lasciamo alle spalle l’ovile e riprendiamo la nostra discesa .

Orami quasi al mare, abbandoniamo il sentiero e gli zaini per avvicinarci ad una serie di grotte dove un pastore ha trasportato le travi di una imbarcazione naufragata nella zona anni fa. Una grotta adibita a dimora l’altra come “dispensa per l’acqua”. Dopo questa breve visita riprendiamo il nostro percorso..i calcari su cui abbiamo camminato lasciano spazio al fango su cui i passi spesso non sono altro che grossi scivoloni a terra.
Lo zaino inzia a farsi sentire sulle spalle non più abituate ormai però siamo vicini al campo.
Ci lasciamo dietro portu quau e discendiamo fino al mare fino a portu pedrosu.
Montiamo le tende e cerchiamo un pò di legna, la pioggia ci ha abbandonato per un poco.

Verso le 18.00 iniziamo a cenare ognuno cerca di asciugarsi come può gli indumenti bagnati e scacciare l’umidità dalle ossa; il vino e la carne non mancano mai a costo di caricare oltre l’impossibile i nostri zaini come pure l’allegria.
Guardo il cielo…neanche una stella a tenerci compagnia solo un’uniforme strato di nuvole grige credo che la pioggia non ci lascierà in pace neanche per la notte non termino di fare queste considerazioni che una goccia cade sulla brace vive..riinizia a piovere.
In men che non si dica siamo di nuovo fradici ma non ci importa: finchè il fuoco sarà li a tenerci compagnia staremo assieme a lui… questo è il nostro sentimento comune…
Nonostante i nostri sforzi però la pioggia riesce ad averla vinta e ci manda in tenda; ci infiliamo veloci nei sacchi a pelo e ci addormentiamo cullati dal rumore della pioggia e dalle onde del mare. Apriamo gli occhi ormai a mattina inoltrata pioviggina. Smontiamo veloci e partiamo. Gli altri camminano avanti a me veloci, desiderosi di fare colazione in un posto asciutto magari in uno dei grottoni visitati il giorni prima; a me non interessa, rallento e soffermo la mia attenzione su ogni più piccolo particolare entro quasi in unostato di trans mi “risveglio” ormai i prossimità dei grottoni. Li un pò per noia ed un pò per curiosità inizio a frugare dentro la grotta mi accorgo che ci dovrebbe essere un livello superiore nella grotta adibita a dimora;
inizio a frugare nella macchia trovo un’altra entrara chiamo gli altri. All’interno a giudicare dagli arredi, dalle pareti e dalla conformazione della grotta questa doveva essere utilizzata per affumicare salumi e formaggi, in un angolo troviamo i resti lasciati dagli ultimi abitanti di questo luogo: vecchie confezzioni di tortiglioni, piatti, un mestolo e tanto altro. Si è fatto tardi decidiamo di tornare alla macchina, rimettiamo gli zaini in spalla e vado avanti superando gli altri… non mi piace stare in mezzo, odio trattenere il passo per evitare di andare addosso a qualcuno o aver paura di fermarmi all’improvviso per guardare qualcosa ed essere travolto da chi mi sta dietro preferisco camminare svelto e distanziarmi da chi ho dietro o al contrario rallentare per distanziarmi da chi mi sta avanti se sono ultimo.
Il sentiero ci pare diverso oggi è una giornata più limpida se ieri non vedevamo più lontano di cinquanta metri oggi riusciamo a spaziare fino Gonone e intravediamo persino lontano in mezzo alla foschia capo Comino….lontanto un capra chiama le altre compagne di pascolo…il mare si allontana sempre di più mentre noi riprendiamo quota. Arrivati in cresta vediamo tra le nuvole il Land Rover;
Cinque minuti e stiamo poggiando i nostri ziani bagnati sulle sue ruote il tempo di mangiare qualcosa e stiamo ripercorrendo la strada a ritroso verso la città e verso la routine;
un ultimo sguardo al supramonte…..poi tutta la vallata ai piedi di Baunei ci riempie la vista di mille luci e di mille sfumature.

Giovanni Lonis, Barbara, Silvano, Dolores.

 

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