Un giorno da ordinario “aspirante” – Grotta Torpado

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Dopo uno scambio di vedute sulla vita sociale del gruppo, sia via mail che a “facc’è pari”, si è deciso di fare una piccola lezione – verifica in sede e poi direttamente sul campo, sulla preparazione di una uscita in grotta e le relative tecniche di armo.

 

La grotta scelta per questa verifica è stata Su Guanu in quel di Oliena ma a causa di una uscita concomitante con il gruppo di Dorgali, i nostri fantastici esperti decidono di optare per due grotte vicino a Cuccuru Tiria, la grotta del Lago e la Torpado.
Gli aspiranti soci effettivi vengono così divisi in due squadre: io, Erika, Milo e Davide affidati alle cure di Dapi e Alessio Mei e Matteo, Valeria e Francesca con Sergio e Cossu.
Appuntamento in sede alle 9 dove prendiamo i sacchi con l’attrezzatura gia pronta, una rapida distribuzione nelle macchine e ci avviamo verso Iglesias.
Purtroppo Enrico è costretto a fare da babysitter ai cuccioli di Teti a causa della febbre.

Arriviamo al parcheggio davanti alle pareti, dove immancabilmente ci sono gli arrampicatori. Procediamo alla vestizione e come piccoli supereroi speleo ci avviamo agli ingressi delle cavità.
La grotta assegnata alle cure del mio gruppo è la Torpado, così chiamata, ci dicono, per il telaio di una moto buttato dentro il pozzo.
Togliamo tutta l’attrezzatura dal sacco per verificarne il contenuto e distribuirlo a chi armerà le due vie di discesa.
Individuiamo i punti di ancoraggio e procedo io per primo ad armare una delle calate.

“L’armo principale su artificiale va sempre doppiato” – ripasso mentalmente. Nelle precedenti uscite in cui ho armato, sempre con la supervisione di un socio esperto, ho sempre utilizzato le “orecchie di coniglio” per doppiare l’armo, ma stavolta, memore dell’ultima lezione – ripasso in sede, decido di utilizzare un cordino. Alessio mi chiede come mai sto facendo un armo così e gli rispondo che c’è un risparmio di tempo rispetto a fare le orecchie. Inserisco gli anelli e i plg nei quali passo l’anello di cordino, quindi a quest’ultimo attacco un ulteriore plg.
Faccio un otto e con il discensore mi sposto sul bordo della calatina iniziale. Subito sotto di me c’è un rock che decido di usare per frazionare tramite una placchetta. Dapi mi fa notare che non è neccessario perchè si tratta di un saltino che si può superare anche in libera, ma fraziono comunque.

Scendo sino all’imboccatura del pozzo vero e proprio e usando la stessa corda confeziono un altro “nodo soccorso” per sistemare l’armo. Lo faccio un paio di volte e attacco le asole ai plg precedentemente sistemati. Vicino a me ora c’è Alessio che mi chiede la differenza tra l’utilizzo di un anello o una placchetta 🙂
Una volta che reputo l’armo sia fatto bene inizio a scendere nel pozzo, profondo circa una ventina di metri. Sono sudato in modo incredibile…sarà la tensione.

Arrivato alla base do il libera e gironzolo per trovare l’altro pozzo da armare. Trovo una calatina di pochi metri e l’armo su uno spuntone, ma ho solo un anello e un plg ancora disponibili. Mi vengono dei dubbi sugli armi precedenti, avrò spreccato troppo materiale? forse nell’armo principale… un plg e il cordino sicuramente potevo risparmiarli facendo anche li il nodo soccorso. Scende anche Alessio e aspettiamo che Milo armi la seconda via. Nel mentre, visto che non posso fare un armo doppio per continuare a scendere, ripasso la giunzione di corde al frazionamento, usando la parte terminale della prima corda per fare un otto da attaccare al plg superstite e a questo concatenarci un altro otto della seconda corda che va verso il saltino. Mi accorgo che avendo avuto il cordino disponibile, avrei potuto fare una deviazione su una colonna in modo da non scendere direttamente sotto una parte con parecchie pietre in bilico. Forse ho sbagliato il primo armo…azz.

Scendo e risalgo velocemente e con Alessio girovaghiamo un pò per la grotta, aspettando l’avvento di Milo.
La grotta è molto carina, con parecchie colate, vele, eccentriche, ma purtroppo devastata dai tagliatori. Mi chiedo ogni volta come possa un idiota calarsi in certi ambienti, anche per decine di metri, ammirare lo spettacolo offerto dalla natura e procedere sistematicamente a rovinare il tutto. Assurdo.

Milo arriva sul fondo e cerchiamo con lui altri salti da armare, supponendo la presenza di altri pozzi. Non lo troviamo qundi torniamo alla base del pozzo principale dal quale risalgo con la corda di Milo.
Arrivo su dopo un pò di pedalate sul vuoto e vedo che Milo ha doppiato il mio armo. Smonto plg e corda e risalgo sulla piccola discenderia in cui Dapi mi fa notare che è stato fatto un armo naturale sulla destra, in modo che la corda non sfregasse sulla roccia, come fa la mia :-(.
Smonto quest’armo e risalgo sino in superficie dove noto che è stato fatto un armo su albero con un cordino.

Una volta smontato tutto è la volta di Davide ed Erika armare le due vie di calata.
Nel mentre mi sposto alla grotta del Lago per vedere all’opera l’altra squadra. Sta scendendo Francesca, dopo aver fatto l’armo principale e un frazionamento.
Mentre Matteo è impegnato a bucare con un rock il calcare nel raggio di 10 mt dal pozzo, io e Valeria sfruttiamo Sergio per avere le idee più chiare su come non fare le anse dei frazionamenti troppo lunghe, o troppo corte. Siamo daccordo con il fatto che l’errore principale sta nel non considerare la corda impiegata nella chiave, che risulta essere lunga un buon 80 cm.

Ripassiamo anche i metodi per sistemare la matassa di corda e dopo aver parlato un pò di coltivazioni domestiche ritorno verso la Torpado dove Milo è emerso dalle tenebre mentre Davide ed Erika sono alle prese con i loro armi.
Aspettiamo un pò parlando di cosa secondo noi è andato bene o meno, poi Milo va giù dall’altro gruppo e rimango con Dapi a prendere la pioggia e un pò di freddo, sin quando anche gli altri risalgono dal pozzo, sbaracchiamo tutto e scendiamo alle macchine.

Alla fine l’idea di scambiare i due gruppi non si è potuta attuare per il poco tempo rimanente, quindi quasi optiamo per andarcene direttamente, salvo poi cercare un pò di legna e accendere il fuoco per arrostire la solita quantità industriale di carne.

Siamo tutti in attesa del giudizio dei vecchi saggi che puntualmente arrivano “nudi e crudi”. Abbiamo fatto cagare :-).
Tutti dobbiamo ripassare il modo di fare i nodi. Dobbiamo stare attenti alla conformazione della grotta per poterne sfruttare le eventuali possibilità di armo naturale, nel caso specifico della Torpado, era possibile sfruttare una clesidra per poter deviare la corda. Non ce ne siamo proprio accorti. Io ho inventato un nuovo armo principale mixando tecniche da applicare ad armi naturali… certo che ho sprecato un sacco di materiale. Usando il cordino in modo corretto avrei risparmiato due plg, evitando il primo frazionamento inutile, un altro plg e un anello, che mi avrebbero consentito di armare senza problemi un eventuale altro pozzo. Inoltre ho fatto l’ansa del frazionamento troppo lunga e non ho controllato l’inclinazione, rispetto alla direzione presa dalla corda, della placchetta dello stesso armo.

Dopo l’analisi del gruppo e degli errori dei singoli, siamo stati tutti daccordo sul fatto che nessuno di noi si riteneva pronto a dover portare in autonomia qualcuno in grotta, e che occorre ancora fare diverse uscite per evitare di fare gli stessi errori e per perfezionare le tecniche di armo. Insomma, più uscite = più esperienza.

La giornata è stata assolutamente positiva, come del resto tutte le uscite sociali, ma questa in particolare lo è stata sia per lo spirito che ha animato gli esperti del gruppo (tra i quali, anche se mancava, includo Enrico) che hanno dimostrato di voler far crescere l’esperienza collettiva dell’USC, sia per la voglia di fare degli “aspiranti” che hanno potuto vedere sul campo, quali possono essere le difficoltà da superare per poter in tutta sicurezza affrontare un mondo bellissimo, ma ostile, quale è quello sotterraneo.
Eravamo tutti consapevoli del fatto che non avevamo nulla da vincere, non era una gara a chi faceva l’armo migliore o i nodi più belli, ma di sicuro una cosa ci si è impressa in mente e cioè che c’è ancora molto da imparare, forse non si smetterà mai come in tutte le altre cose della vita, ma in questo caso in particolare, ad una corda ci si appende la vita, e forse fare ancora parecchie uscite in cui si valuta tutti insieme come e dove fare un armo, perchè farlo in un modo piuttosto che in un altro, vale la pena, non fosse altro che per i banchetti che seguono ogni uscita :-).

Solo una cosa.. la prossima volta, dobbiamo cantare tutti insieme: “Non mi dispiaceeee , non me ne pentooooo, ho dato la mia vita a Gesùùùùùù”, prima di sparire nel buio…

11/12/2011

Non paghi degli errori della scorsa settimana, ieri siamo tornati alla Torpado.
Io, Stefy, Matteo e Giacomo, guidati da SpeleoCossu.
Arriviamo all’imboccatura della grotta stranamente senza avvistare nessun arrampicatore. Controlliamo il materiale a disposizione e partiamo ad armare.
Inizia Matteo che utilizza come armo principale lo stesso usato la volta precedente e cioè orecchie di coniglio su una pietra. Notiamo che i rock sono troppo vicini l’uno all’altro e disquisiamo con cossu sui coni di estrazione. il saltino è piccolo e quindi lasciamo l’armo così ma si decide di assicurare la discesa anche agli alberelli usati da Milo la volta precedente.

Come corda usiamo uno spezzone da 35 mt per poter arrivare in tutta sicurezza sino alla base del pozzo da 20. Ricordo la deviazione consigliata da dapi ed usiamo la clessidra utilizzata da Milo. Dopo ci rendiamo conto del fatto che nn serviva a una mazza perchè siamo scesi dalla parte opposta, la corda sfrega ugualmente (anche se poi l’abbiamo protetta con una protezione). Era meglio fare un corrimano a questo punto ma è andata. arriviamo all’attacco del pozzo che armo io.
Mi ricordo di fare le orecchie più lunghe per poi regolarle e mi intrippo un pò tra regolazioni varie e perdiamo un bel pò di tempo cazz…
Cmq alla fine mi reputo soddisfatto e mi calo giù.

Primo salto materiale utilizzato:
2 anelli e due plg per armo principale fuori.
Frazionamento Gassa su alberelli e plg (non indispensabile) per
facilitare attacco longe per superare armo.
Questo frazionamento può essere fatto su fix (quindi un altro anello) presente davanti agli alberelli. serve solo per evitare lo sfregamento della corda anche se basta una protezione visto che il saltino è veramente breve e si può fare anche in libera, ma la sicurezza non è mai abbastanza giusto?
La deviazione o corrimano, fettuccia e plg
Armo pozzo un anello e una placchetta e tre plg (da una parte ne abbiamo usato due per non far sfregare la corda.
Quindi: 4 anelli e una placchetta; 7 plg; una fettuccia.

Scendiamo tutti e gironzoliamo alla ricerca dei rami che non siamo riusciti a vedere la volta scorsa.
Guardando la parete del pozzo, alla destra discendiamo il cumulo di pietre e troviamo una piccola colatina che si può fare in libera, che si affaccia su un saltino di qualche metro. c’è una bella colonna su cui si può armare per scendere giù. Dal rilievo vediamo che quel ramo chiude quindi decidiamo di andare dalla parte opposta, alla sinistra guardando la parete del pozzo.
Superiamo un passaggio che si pare tra le vele devastate dai tagliatori e arriviamo negli ambienti che abbiamo visitato velocemente la settimana scorsa.
Matteo si infila in una strettoia e lo seguiamo per vedere una salettina con delle infiorescenze ugualmente oggetto degli idioti che hanno scalpellato buona parte delle concrezioni. Nella saletta si apre un buco nel pavimento che matteo esplora per poi risalire.
Usciamo e cirechiamo in una parte della cavità molto bella, con parecchie colate e vele. Cossu si infila in un cunicolo sperando di sbuccare da un’altra parte ma è costretto a tornare fuori dopo un pò.

Alla fine troviamo la parte che ci interessa. Una ripida colata di un paio di metri, fattibile in libera ma molto scivolosa ci porta sul bordo di un piccolo salto di 2-3 metri.
Sale prima Matteo e poi lo seguo io. Cossu consiglia, nell’evenienza si dovvessero organizzare uscite con speleo novelli, di armare la colata in modo da rendere più agevole il passaggio, ed è cosa che facciamo, ripassando così le tecniche di armo su naturale.
La solita gassa passata intorno a due colonnine consentono la salita in tutta sicurezza. Dalla prima gassa la stessa corda funge da corrimano per arrivare ad un altro armo naturale che consente la discesa con gli attrezzi in un’altra sala.
Una corda da 20 è sufficiente ad armare tutto, salita e discesa. Una protezione è utile.

La sala presenta davanti alla discesa, un altro salto che non abbiamo fatto per evitare di fare troppo tardi. Matteo ha usato la stessa corda per dare uno sguardo, utilizzando un barcaiolo su una grossa stalagmite.
La corda non basta per arrivare al fondo e tocca parecchio per cui si decide di vedere questo pozzetto la prossima volta :-).
Notiamo che ci sono 4 fix ormai completamente arruginiti in un punto ottimale per armare questa calata per cui occorre calcolare un altra corda di 15-20 mt, due anelli e 2 plg minimo.
Risaliamo tutti e Matteo disarma la Torpado.

Una volta tornati alle macchine vediamo millemila arrampicatori attaccati alla parete classica e poi una macchina con adesivo usc.
Arrivano infatti Giovannino e Davide. Erano a Cuccuru Tiria ma sono scesi alla Torpado a cercarci, temerari, usando i nostri armi ahahhahah.

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