Nuovo pozzo a Domusnovas

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Sabato mattina 17/12, molto presto, 7:15 mi presento a casa di Giovanni, 7.45 arriviamo da Luca Perchè non siamo a letto?

E’ bello farsi odiare da Giovanni convincendolo a rinunciare allo studio con un esame alle porte; io non ce la posso fare, è troppo bella l’alba e svegliarmi presto mi regala la sensazione di poter vivere a lungo;
Luca dice di aver individuato un pozzo di almeno 100 metri, “vergine”.

Partenza… colazione al primo distributore sulla 130. Si riparte, il tempo non promette niente di buono, ma io insisto, non pioverà sino al tardo pomeriggio e secondo me Luca questo pozzo da 100 m se lo è immaginato. Sono certo che arriveremo li e troveremo qualche roc se non una placchetta da qualche parte…avrò ragione?????? Solo sulla pioggia…EVVAI!!!!!
Arriviamo a destinazione, prepariamo i sacchi ed iniziamo la lunga risalita. Raggiungiamo il pozzo. Udite udite….non ci sono roc, non ci sono fix, non ci sono placchette… LUCA AVEVA RAGIONE. L’ingresso è lungo circa un metro e largo mezzo, scende che una bellezza, si intravvede anche il fondo. Il rumore delle pietre promette davvero bene.

Giovanni lancia il comando: benissimo Davi, inizia a pensare e, solo dopo, ad armare.

Prima fase, pulizia del luogo:

via il muschio dalla pietre circostanti per valutarne la stabilità;

giù le pietre, prima di me;

tagliati rami e numerosi rovi intorno al pozzo.

Preparo l’armo principale: gassa doppia su albero a circa due metri dal pozzo. Dalla parte opposta individuiamo una roccia che affiora dalla terra, la userò per montare un cordino come deviazioni in modo da scendere perpendicolarmente. Trapano alla mano piazzo un fix, ma non mi piace, l’angolatura del foro non è il massimo. Pianto un secondo fix, buono questa volta. Piazzo un cordino, plg e realizzo la deviazione. Successivamente piazzeremo una secondo deviazione su naturale.

Iniziamo la mia vestizione e la preparazione del sacco. Nel sacco ci sono dua corde giuntate, una da 50 m e una da 40 m. Su di me appendiamo in successione: sacca d’armo, 5 placchette, 10 anelli, 10 moschettoni, un trapano, una batteria, ecc…peso complessivo dello speleologo: ceeeeentooodiiieci chiiloooogrammmiiiii.

Via con la discesa…velocissima visto il peso, ma mi fermo dopo qualche metro, è già necessaria una deviazione. Fix, cordino, plg e riparto. Dopo circa 15 metri si rende necessaria un altra deviazione. Accidenti non c’è possibilità di armi naturali, altro fix.

Il pozzo è stretto, ma a venti metri dal fondo scampana che è una bellezza. Prima di arrivare giù mi rendo conto che sarebbe stato meglio frazionare all’altezza dello scampanamento, giusto per precauzione. Farò scendere Luca e poi risalirò solo con il trapano per attrezzarlo.

Toccare il fondo è stato davvero emozionante, ormai è chiaro che sono il primo ad arrivare il quel mondo. Mi guardo intorno con la bocca spalancata, in alto intravedo una finestra con un diametro di più di un metro a 15 metri d’altezza e un nuovo pozzo sulla sinistra della parete armata. Mi guardo intorno e mi ricordo la prima frase che mi disse Alessio Mei quando l’ho raggiunto sul fondo della Torpado durante l’esercitazione: “Davide non sai dove sei, prima di staccarti dalla corda fatti la chiave, guardati intorno e cerca di capire se sei in sicurezza”. Grazie Alessio…mi guardo intorno, sono in una discenderia che scivola verso il secondo pozzo, mi faccio la chiave e inizio a buttare già pietre e pietroni sino a quando il terreno non è sufficientemente pulito. Smonto la chiave, faccio passare diversi metri di corda nel discensore in modo da dare agli altri la possibilità di scendere, mi rifaccio la chiave e mi infilo in una nicchia per proteggermi dalle eventuali pietre che possono cadere da su e lancio finalmente l’urlo liberatorio: LIBERAAAAAAAA…

Scende Luca, è al settimo cielo… anche se non è il luogo adatto per esserlo. Piccolo confronto e decidiamo di frazionare il punto in discussione. Mi armo di trapano, batteria, sacca d’armo e salgo. Sbaglio ancora angolazione del foro, devo rifarla. Impiego molto, Giovanni su inizia ad avere molto freddo. Comunque alla fine fraziono, riscendo e chiamo Gio che in pochi secondi e giù e mi fa notare tutte le piccole imprecisioni, ma nel complesso non è stato un brutto lavoro.

Nel frattempo che preparavo il frazionamento Luca ha messo in sicurezza il terrazzino formatosi con l’eliminazione delle pietre: cordino intorno ad una clessidra sulla sinistra della parete, plg, nodo 8 su corda di discesa, traverso sino ad altra clessidra, armata con gassa singola utilizzando un ansa prima della giunzione con la corda da 40, dall’altra parte del terrazzino. Ora abbiamo dove mettere la longe per lavorare tranquillamente. Si scende per il secondo pozzo con la corda giuntata. Primo frazionamento al termine della discenderia, svolta a destra, e nuovo pozzo verticale di circa 20 metri. Deviazione e giu a filo in parallelo alla parete.

Il fondo è una frana che scende verso sinistra. Tiriamo via massi e pietre sino a liberare una strettoia, mi infilo con qualche difficoltà, molta meno della difficoltà per uscire, e mi rendo conto che dopo mezzo metro una clessidra quasi completa sta perfettamente al centro della strettoia. Non si passa e poco oltre un altra svolta cieca a sinistra impedisce di vedere se continua. E’ probabile, tira molta aria. Inoltre dal punto dove abbiamo tolto i sassi si intravede vuoto. C’è molto da lavorare e forse tanto da scoprire, ma già ciò che abbiamo scoperto ha riempito il troppo pieno delle nostre giornate con un po’ di sano vuoto. Siamo felicissimi e non vediamo l’ora di tornare…

Si risale…disarmo il secondo pozzo, Luca il primo, Giovanni su prepara il fuoco….freddo, fango, fatica, pazzia…. speleologiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Davide Nali

 

 

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