La grotta sacra di Pirosu o Su Benatzu

Su Benatzu
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La mia prima uscita una volta ripresa l’attività speleologica è stata a Santadi, ospiti di Giancarlo Sulas.

Scopo dell’uscita era scavare una piccola cavità denominata Su stampu de Simone, o qualcosa di simile, e far fare Monte Meana agli ex-corsisti che avevano appena finito il corso.

Anche io avevo necessità di riprendere un pò di dimestichezza con le tecniche di grotta ma non potevo perdere una occasione che si presentò quando Giancarlo chiese se qualcuno di noi era interessato ad entrare a Su Benatzu.

Vasetti su benatzuNe avevo sentito parlare proprio poco tempo prima in una serata di divulgazione archeologica, serata incentrata sullo studio dei reperti della cosidetta sala del tesoro.
L’ingresso alla grotta era veramente limitato a pochissime persone, io, Danno, Andrea Fenu, Giancarlo e due geologi che dovevano misurare alcuni passaggi della cavità in previsione di una sua fruibilità turistica.
Ciò che mi ha particolarmente colpito è l’elevata temperatura interna, sui 18 gradi circa e poi l’enorme presenza di materiale fittile ovunque.
La cavità venne scoperta il 26 giugno del 1968 dal gruppo sopeleologico A.S.I ed è senza dubbio la grotta più importante dal punto di vista dell’utilizzo cultuale non solo in Sardegna ma in tutto il bacino del Mediterraneo, in quanto la sala adibita a tempio era incontaminata.

All’ingresso, sono ben visibili delle strutture murarie costruite con tecnica megalitica, una delle quali, addossata alla parete della grotta, crea una sorta di caminamento obbligato che conduce al tempio ipogeo, a circa 120 metri dall’accesso e 95 di profondità.
La sala, delimitata da colonne naturali presenta il pavimento appiccicoso costituito da un misto di fango e ceneri animali, a prova del fatto che vi si praticavano rituali che prevedevano il sacrificio.
L’altare, una grossa stalagmite, si trova vicino alla parete nel fondo alla base della quale, tre vaschette alimentate dal fondo fornivano l’elemento cultuale dell’acqua. A destra dell’altare, su una colata veniva acceso il focolare sacro.

Ai piedi di tale colata sono stati ritrovati diversi cumuli di oggetti accatastati, semisepolti dalle ceneri che costituiscono un vero e proprio tesoro: oltre 1600 vasetti utilizzati probabilmente per bere l’acqua sacra o come semplici doni alle divinità adorate, oggetti metallici di rame, bronzo e oro; vi erano armi (pugnali, spade, stiletti, cuspidi di lancia); oggetti ornamentali (bracciali, anelli, spilloni, fibule, grani di collana); utensili domestici (ciotole ceramiche, ollette globulari, lucerne decorate, falce, specchietto, un’asticciola); oggetti votivi e talismani (navicella, corna di animali ed elmi).
A causa del deposito di calcite sui reperti, non tutti sono stati recuperati e tra i più famosi, ritrovati ancora sull’altare, troviamo il tripode in bronzo, probabilmente di origine cipriota e il pugnale ad elsa gammata.
In base ai reperti, l’utilizzo della cavità va dal Neolitico alle fasi iniziali dell’età del Ferro in cui venne abbandonata improvvisamente per motivi ancora ignoti.
Sarebbe bello poter organizzare una uscita USC chiedendo a Giancarlo di farci da guida. Ricordo che la grotta attualmente è chiusa.

Alessio Scalas

pugnale su benatzu

 

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